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Il Grande Cocomero

Recensione in chiave psicodinamica del film "Il Grande Cocomero"  (1993) di Francesca Archibugi. Con Anna Galiena, Sergio Castellitto, Alessia Fugardi, Victor Cavallo.

Pippi sta male per un problema che la fa soffrire tanto per i sintomi quanto per l'indifferenza di chi gli ruota intorno; si chiama incomprensione, una malattia, forse meglio dire una sindrome, che, lentamente e inesorabilmente, la porta a crearsi delle difese, le quali non vengono comprese come tali e, pertanto, non fanno altro che incrementare il circolo vizioso dell'indifferenza.
Per sopravvivere sceglie una strada difficilissima: unisce la diade mente-corpo, somatizza l'epilessia della quale, sotto forma criptogenetica, aveva fatto conoscenza in tenera età. L'epilettizzare diviene una difesa sicura, un muro dietro il quale i problemi non arrivano, ma anche uno schermo su cui gli spettatori potrebbero leggere il dolore che in realtà è celato dietro tutto questo. Ma il pubblico che a Pippi preme di più, i genitori, non sono in grado, non vogliono interpretare il significato di quanto proiettato, preferiscono ridurre il tutto all'esperienza esteriore del disturbo. Nemmeno un elettroencefalogramma durante il sonno che risulterà privo di evidenti segni epilettici riuscirà a cambiare la concezione materna sul disturbo, “Allora è matta”, un giudizio freddo e incisivo che rispecchia ancora una volta la visione di bambina "venuta male" che la madre conserva e non esita a proporre agli altri come per scusarsi di tale errore.

Ma una parte invisibile di Pippi comprende cosa sta succedendo. Tramite le sue bugie, definite iperattività fantasmagorica, cerca di migliorare la realtà che la circonda, spera in un cambiamento. Lei stessa riconosce che quando inventò la morte del cugino lo fece soltanto perché credeva che fosse uno spunto per poter cambiare le cose. Si nota come la bambina non sia indifferente, anzi, come cerchi disperatamente un ruolo attivo in tutto questo che le permetta di trovare una soluzione ai suoi disturbi alimentari, sessuali, all'insoddisfazione per i rapporti con gli altri, soprattutto con il sesso opposto, a quei tratti di disturbo  borderline.
Pippi ha un rapporto pessimo con il mondo della medicina e con la psicoterapia in generale, giustificato in grandissima parte dal suo passato, dove da una parte nessun "addetto ai lavori" è riuscito a diagnosticare correttamente la sua malattia e dall'altra dal fatto che l'ex psicologa del Servizio Sanitario sia risultata l'amante del padre.
Ma Arturo ci sa fare, si trova dopo qualche problema in empatia con la piccola paziente che lo considera attraente come la pinza colorata del Granchio Luca, personaggio del libro di Linus da cui viene tratto titolo del film e regalo con cui il medico riesce a stabilire il primo passo di un rapporto lungo e tortuoso che porterà all'evoluzione di Pippi.
Il rapporto si instaura incisivamente dopo che viene citata la frase «Tutti credono che sei un imbroglio, ma io credo in te», tratta dal libro-simbolo regalato da  Arturo alla bambina.
Pippi proietta ben presto i propri sentimenti, e la voglia di annientarsi ma contemporaneamente anche di stare meglio divengono l'amore-odio nei confronti del medico.
La scelta del ricovero ospedaliero si rivela positiva. Qui la protagonista instaura un contatto con gli altri pazienti e con un personale paramedico che si rivelerà non dinamicamente preparato per gestire un reparto così delicato. L'evidente scissione tra medici e infermieri potrebbe essere la causa di un transfert autoindotto dai pazienti che non è stato come tale riconosciuto e interpretato al momento giusto, permettendo così alle due categorie di assumere i ruoli assegnati dai degenti.
In ospedale Pippi fa quello che spesso fanno i pazienti con disturbi psichiatrici,ricrea il suo ambiente ma in modo particolare: tratta Marinella come lei avrebbe voluto essere trattata, cercando di capire le sue necessità e di non fermarsi davanti ai grossi problemi derivati dalla sua condizione. Inoltre è in grado di capire Marinella, di empatizzare con lei, anche se nei limiti del possibile, rivelandosi In questo caso più preparata lei degli assistenti ospedalieri. Il poter fare l'esperta con una amica riguardo a Marinella fornisce alla protagonista un valido mezzo per rafforzare il proprio Io.
Riferendosi a Marinella, Pippi critica la scelta che hanno fatto di tenere la madre lontana dalla bambina: «Quando uno sta male non vuole che le cose cambino», frase dal doppio significato, non vuole che cambino le cose attuali, ma nemmeno che cambi la malattia, riconosciuta nel pieno della sua importanza difensiva dal mondo esterno.
La dinamica del rapporto Pippi-genitori è disturbatissima, durante la seduta filmata con i genitori s'intravede chiaramente come i coniugi stiano insieme soltanto a causa della malattia della figlia, cosa che la bambina intuisce e da cui si difende con il silenzio e con l'indifferenza.
Anche il fatto che Pippi non voglia la madre vicina durante le sedute con Arturo è significativo, dimosta come intuisca che lei è causa diretta dei propri problemi e, pertanto, quanto sia improduttivo che venga a far parte dell'ambiente terapeutico.
Anche nel colloquio col medico, attraverso il silenzio, preferisce essere sola, permettendo a questa forma comunicativa di esprimersi al massimo.
Arturo in gran parte non frena il controtrasfert ma lo usa, esteriorizzando e impiegando i propri sentimenti a scopo terapeutico. Non si lascia nemmeno vincere dall'inevitabile "odio obiettivo", reazione che Winnicot definì naturale come risposta al comportamento irritante del paziente. Il rapporto tra Arturo e Pippi è bidirezionale: Arturo fa bene a Pippi e Pippi fa bene ad Arturo.
Il medico fornisce sicurezza alla paziente, quella sicurezza che lei non ha mai trovato nel padre, geloso nei confronti del medico, quasi a dimostrare l'efficacia della terapia. Ne è conferma che Pippi inventerà alla mamma di Marinella di essere la figlia di Arturo e se ne vanterà.
(Pippi ad Arturo) «Ma tu sei così per me o per tutti?»: La piccola paziente ha intuito l'importanza che ha avuto l'uno per l'altra, quanto si siano impegnati, la fiducia reciproca ed i risultati ottenuti. Ognuno si è rivelato quello che l'altro da tanto tempo disperatamente cercava.

Contatti

Dott. Manuele Matera
Psicologo Psicoterapeuta
Tel. 347 7594948
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Dott.ssa Chiara Giustini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel. 329 7237166
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Strani incubi

Spett. Dottore, vorrei avere una risposta / aiuto ad una situazione che si presenta da 10/12 mesi circa.

Premetto che ho 30anni, soffro di insonnia da anni e sono disoccupato da sempre, (da dieci anni  invio domande senza mai ricevere una risposta se non per i porta a porta, purtroppo sono uno di quelli sfigati a vita, su 100 amici, nessuno ha mai presentato una domanda e grazie alle conoscenze/raccomandazioni che io non ho mai avuto, lavorano tutti)... la vita sentimentale anche se fidanzato da 4 anni non è delle migliori, visto che senza lavoro non si può progettare niente e tutto può finire da un giorno all'altro con un addio della propria patner... sul piano degli studi, dopo tanti lasciti ho conseguito una laurea (faccio attualmente tirocinio senza un euro da buon sfruttato e senza certezze future visto gli esami che la casta politica italiana non vuole abolire), ma purtroppo anche con questo titolo non c'è nessun accesso nel mondo del lavoro. Alla mia età senza futuro e senza un euro in tasca è difficile star bene.

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