Bambini perfetti

Bambini PerfettiBambini perfetti. Una evoluzione del concetto di falso Sé

Autore: Manuele Matera
Anno: 2007
Pagine: 174
Casa Editrice: Edizioni Psiconline
ISBN 9788889845097

Al mondo ci sono persone che sembrano ottenere gloria e riconoscimenti senza troppa fatica, da tutti invidiati e presi a modello, ma che nessuno riesce ad avvicinare tanto sono centrati su loro stessi. Inspiegabilmente cadono in tragiche depressioni, assurde e incomprensibili per chi pensava di conoscerli bene. Poi ci sono coloro che, pronti a disprezzare gli altri, oscillanti fra la depressione e la maniacalità, fanno dell’antisocialità uno scudo per combattere solitari in un mondo che è irrimediabilmente contro di loro. Infine c’è chi convive quotidianamente a fianco di dipendenze da droghe, sette o manie. Ma chi sono veramente queste persone? Come mai hanno dovuto trovare strategie così tanto dolorose per poter sopravvivere? Chi si nasconde dietro queste immagini che ricordano (se addirittura non lo sono di professione) attori pronti a cambiare parte se la situazione lo richiede, quando meno gli altri se lo aspettano? Cosa si nasconde di tanto inquietante dietro l’iperattività di manager e persone di successo costantemente in competizione e preoccupate dal non avere abbastanza tempo a disposizione ? Nel mare delle diversità attuali si trova una luce che hanno visto tutti, un’infanzia che li accomuna e che a suo tempo ha inesorabilmente segnato il loro futuro: da bambini, ubbidienti e dotati di capacità superiori alla norma, alimentavano l’orgoglio dei genitori: erano “perfetti”, i più bravi e diligenti di tutti.


--- INDICE ---

Introduzione

Capitolo 1 - Il concetto di Sé
Significati generali del termine "Sé"
Il concetto di Sé in psicoanalisi
Il concetto di Sé in Winnicott

Capitolo 2 - Introduzione a D.W.Winnicott
Aspetti teorici generali
La madre sufficientemente buona e l'ambiente
Dall'onnipotenza all'indipendenza
L'esperienza transizionale
Il gioco e la creatività
Confronti tra Winnicott ed altri autori
Applicazioni attuali della teoria winnicottiana

Capitolo 3 - Il concetto di falso Sé in Winnicott
Problemi relazionali e falso Sé
I concetti di vero e falso Sé
Strutturazione e caratteristiche del falso Sé
Approfondimenti ed aspetti collegati al falso Sé

Capitolo 4 - Critiche ed integrazioni al concetto di falso Sé
Critiche al modello winnicottiano
Il falso Sé oltre Winnicott: gli adulti
Il ruolo dell'artista e dell'attore
Alice Miller: l'anello di congiunzione tra falso Sé e Tipo A

Capitolo 5 - Dal falso Sé al Tipo A
Il ruolo dello stress e il Tipo A
Collegamenti evolutivi tra falso Sé e Tipo A

Conclusioni

Bibliografia



Dall'introduzione:

"Nel presente lavoro è affrontato il tema del falso Sé a partire dalla teoria di D.W. Winnicott, autore cui ne spetta il riconoscimento della formulazione originaria. L’obiettivo principale consiste in un approfondimento dell’argomento in oggetto attraverso alcune critiche ed integrazioni teoriche, all’interno delle quali è posto il tentativo di collegare evolutivamente il tema del falso Sé con il concetto di configurazione comportamentale di Tipo A.

Il concetto di falso Sé delinea un complesso problema evolutivo alla base del quale si pongono bambini che, cercando di apparire estremamente accondiscendenti, in realtà rinunciano alla propria spontaneità.

Attraverso l’implicita richiesta di assumere determinate caratteristiche socialmente accettabili, gli adulti e i genitori, in particolare, possono condurre il figlio ad alimentare il proprio orgoglio tramite un comportamento che mostri compiacenza, ubbidienza e capacità superiori alla norma ma che, in ultima istanza, implica il soffocamento della personalità autentica del bambino. Nella vita adulta questo evolverà in determinate forme, ad esempio l’estenuante ricerca di gloria e successi, oppure specifici episodi alla base dei quali si situa la maniacalità. In particolare, la caratteristica falso Sé così formatasi può essere ricondotta alla configurazione comportamentale Tipo A propria della vita adulta, caratterizzata dall’estrema dedizione al lavoro e correlata alla possibilità di provocare disturbi coronarici.

Il bambino, il quale inizialmente percepisce ed impara che sarà amato proporzionalmente alla capacità di adattarsi alle richieste e ai desideri degli adulti, crescendo continuerà a sacrificare la propria spontaneità facendosi carico delle richieste provenienti dal mondo relazionale; apparendo diligente, educato e rispettoso sarà per questo lodato e considerato ottimamente inserito nell’ambiente. Questo modello evolverà nel corso dello sviluppo, adattandosi alle richieste dei pari nell’adolescenza e, nella vita adulta, mutando l’obiettivo verso la ricerca di uniformarsi agli schemi sociali prevalenti, tra cui si situa il tentativo di ottenere molteplici e strabilianti successi nella società, negli sport o in altre attività. In questo modo, la richiesta di dimostrazioni da parte del figlio quali il saper danzare, disegnare o comunque l’eccellere in uno o più ambiti, segna l’inizio di un processo evolutivo che manterrà la costante del continuo bisogno di apparire impeccabili, unici ed eccezionali.

Tale scritto si situa in un contesto di matrice psicoanalitica non ortodossa, ovvero presenta rispetto a questa vari elementi di accordo e non in gran parte tipici della teoria winnicottiana e meglio esplicati nel corso della trattazione. Il linguaggio, soprattutto psicoanalitico, subisce graduali mutazioni nell’esposizione di parti non direttamente attinenti alla psicoanalisi ma a questa ricollegate.

Rispettando le critiche passate e attuali poste nei confronti della teoria psicoanalitica, sono stati tenuti in considerazione elementi particolarmente in disaccordo rispetto ad altri orientamenti, soprattutto per quanto riguarda la parte puramente ortodossa e freudiana. Allo stesso modo, sono stati trattati in un’ottica comparativa aspetti non psicoanalitici che si prestano ad essere paragonati e studiati rispetto a questa teoria.

Nel primo capitolo è esposto il significato che assume il concetto di Sé all’interno di varie teorie psicologiche e psicoanalitiche. Questa breve analisi fonda una base su cui innestare il tema aggiuntivo del falso Sé.

Il secondo capitolo affronta la teoria winnicottiana nei suoi aspetti generali e comparativi rispetto ad altri autori. L’ampio spazio dato a Winnicott è giustificato dal bisogno di specificare il campo evolutivo all’interno del quale si muove il presente lavoro. In questo capitolo abbiamo inoltre ricercato elementi appartenenti a teorie attuali ricollegabili a tale autore.

Nel terzo capitolo il concetto di falso Sé è trattato in relazione al pensiero di Winnicott, ovvero soprattutto come problema evolutivo scaturente da determinate dinamiche relazionali. In tale ottica assumono un ruolo fondamentale le primissime interazioni madre-bambino ed il processo che porta all’individuazione e al riconoscimento della propria esistenza.

All’interno del quarto capitolo sono esposti vari elementi di critica ed integrazione rispetto al tema del falso Sé winnicottianamente inteso. L’esaustiva analisi dell’infanzia offerta da Winnicott è abbinata alla trattazione di probabili aspetti dell’argomento in oggetto riscontrabili nella vita adulta; in particolare, è presente una proposta riguardante relazioni sentimentali nelle quali si presentano soggetti falso Sé. Oltre all’esposizione di critiche rivolte alla collocazione evolutiva della dinamica scaturente il falso Sé, motivate dal confronto con ricerche riguardanti aspetti quali il fenomeno dell’amnesia infantile, e rispetto al ruolo apparentemente determinato e immutabile della madre winnicottianamente intesa, è stato ripreso parte del pensiero di Alice Miller che, sebbene generalmente criticabile riguardo a vari aspetti trattati nel corso dell’esposizione, ha apportato al tema del falso Sé innovazioni di rilievo.

Nell’ultimo capitolo la configurazione comportamentale di Tipo A, un insieme di caratteristiche studiate in relazione alla possibilità di contribuire all’insorgenza o al mantenimento d’affezioni coronariche, è posta in relazione con il falso Sé come descritto da Winnicott e integrato da innovazioni e critiche avanzate nei precedenti capitoli. Nel dettaglio, all’interno del capitolo si trova la proposta innovativa di considerare la configurazione comportamentale di Tipo A come aspetto collegato o derivato da una problematica evolutiva descritta nel presente scritto tramite il concetto di falso Sé.

Questo libro potrà essere letto sia come analisi critica di un concetto psicoanalatico che come collegamento tra argomenti riguardanti periodi della vita differenti e trattati in maniera approfondita da prospettive teoriche diverse.

Lo stile narrativo mantenuto nel corso del presente lavoro è basato su un procedimento di trattazione che parte da elementi generali ed introduttivi per giungere al singolo argomento. Seguendo tale procedura, ogni aspetto è inserito in un preciso ambito storico e teorico in modo da permettere un’esposizione dettagliata e non vincolata da svariate esplicazioni intertestuali delle caratteristiche generali di quanto trattato."

 

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Soffro di attacchi di panico

Buongiorno,
è da 1 anno purtroppo che soffro di attacchi di panico. Tutto è cominciato con uno svenimento in metropolitana e dall'ora non ho avuto più il coraggio di prendere autobus e metro. Qualche mese dopo questo attacco di panico ho deciso di rivolgermi ad una psicoterapeuta e dopo 6 mesi la mia situazione non appare migliorata, anzi... in realtà credo che questo sia dovuto al fatto che quando ho fatto psicoterapia mi trovavo ancora nella condizione in cui non riuscivo a fare molto per cambiare le cose. Mi spiego meglio... 7 anni fa mi sono fidanzata con il mio attuale marito da soli 2 mesi e da li sono iniziati i problemi. Mio padre, che è sempre stata una persona nervosa e autoritaria, ha iniziato a dar sfogo a tutta la sua gelosia imponendosi regole, minacciandomi di fare come voleva lui e talvolta alzando le mani. Tutto questo mi ha portata in un situazione di grande stress che s è scatenata con gli attacchi di panico. Durante la psicoterapia, che comunque mi faceva capire che min padre era il problema, mi sono sentita ancora più soffocare perché mi sentivo in trappola, da una parte il voler andare via di casa e dall'altra la paura di poter peggiorare le cose avendo un padre così violento. Quindi pazientemente ho aspettato il giorno del mio matrimonio, circa 2 mesi fa, per poter chiudere ogni rapporto con lui. Speravo di sentirmi meglio, ma sento la sua influenza anche da lontano dato che mia madre e le mie nonne continuano ad insistere di riallacciare i rapporti perché papà è cambiato, cosa che ormai si ripete da anni e sono sicura che non cambierà mai. Con mio marito sto benissimo, lo amo tanto e lui mi è molto vicino in questo periodo. Solo che io non vorrei stare così, non so cosa posso fare per riprendermi e dov è ancora il problema.

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Contatti

Dott. Manuele Matera
Psicologo Psicoterapeuta
Tel. 347 7594948
manuele.matera@gmail.com



Dott.ssa Chiara Giustini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel. 329 7237166
chiara.giustini@gmail.com