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Soffro di attacchi di panico

Buongiorno,
è da 1 anno purtroppo che soffro di attacchi di panico. Tutto è cominciato con uno svenimento in metropolitana e dall'ora non ho avuto più il coraggio di prendere autobus e metro. Qualche mese dopo questo attacco di panico ho deciso di rivolgermi ad una psicoterapeuta e dopo 6 mesi la mia situazione non appare migliorata, anzi... in realtà credo che questo sia dovuto al fatto che quando ho fatto psicoterapia mi trovavo ancora nella condizione in cui non riuscivo a fare molto per cambiare le cose. Mi spiego meglio... 7 anni fa mi sono fidanzata con il mio attuale marito da soli 2 mesi e da li sono iniziati i problemi. Mio padre, che è sempre stata una persona nervosa e autoritaria, ha iniziato a dar sfogo a tutta la sua gelosia imponendosi regole, minacciandomi di fare come voleva lui e talvolta alzando le mani. Tutto questo mi ha portata in un situazione di grande stress che s è scatenata con gli attacchi di panico. Durante la psicoterapia, che comunque mi faceva capire che min padre era il problema, mi sono sentita ancora più soffocare perché mi sentivo in trappola, da una parte il voler andare via di casa e dall'altra la paura di poter peggiorare le cose avendo un padre così violento. Quindi pazientemente ho aspettato il giorno del mio matrimonio, circa 2 mesi fa, per poter chiudere ogni rapporto con lui. Speravo di sentirmi meglio, ma sento la sua influenza anche da lontano dato che mia madre e le mie nonne continuano ad insistere di riallacciare i rapporti perché papà è cambiato, cosa che ormai si ripete da anni e sono sicura che non cambierà mai. Con mio marito sto benissimo, lo amo tanto e lui mi è molto vicino in questo periodo. Solo che io non vorrei stare così, non so cosa posso fare per riprendermi e dov è ancora il problema.

 

Risponde il dott. Manuele Matera

Salve,
la sensazione più forte che provo nel leggere il suo prezioso racconto è qualcosa di simile alla costrizione, alla mancanza d'aria, o forse alla mancanza di libertà. Seguendo questo mio sentire penso a quanto non fosse libera  quando viveva con suo padre e a quanto non sia libera nemmeno adesso; non è libera di poter scegliere se vedere o meno suo padre perché ha deciso di chiudere il rapporto con lui, ma non è nemmeno libera di viversi questa scelta in quanto ci sono altri familiari che le fanno pesare questa scelta e chissà, forse la fanno sentire pure in colpa. E se così fosse per ironia della sorte da vittima nel rapporto con suo padre adesso si potrebbe sentire colpevole, in quanto suo padre pare sia cambiato.... e attraverso quale meravigliosa e sconosciuta magia, un cambiamento così profondo in così poco tempo!
Allora mi viene da pensare che l'attacco di panico, come quasi sempre accade, si annuncia come nemico ma in realtà è un prezioso alleato che attraverso la sofferenza ci può permettere di capire una volta per tutte ciò che non riuscivamo a capire, quel qualcosa di profondo e importante che vuole essere disperatamente colto, accolto e risolto.
E certamente non riesco a non associare il senso di soffocamento che descrivevo all'inizio di questa mia risposta con il senso di claustrofobia che può sopraggiungere in metropolitana o in autobus.
Non si arrenda, non molli, la strada che ha intrapreso potrebbe essere proprio quella giusta, se soffre forse è proprio perché finalmente ha iniziato ad affronare quella guerra che prima o poi doveva essere affrontata, lascio a lei decidere contro di chi o contro che cosa, o contro quali parti di sé, ma le assicuro che dopo ogni guerra così fatta non abbiamo che da star meglio e che mai torneremmo a ciò che c'era prima di esser scesi sul campo di battaglia.
In bocca al lupo, di cuore, per il viaggio che ha deciso di intraprendere e che spero la porti davvero lontana.

Manuele Matera

Contatti

Dott. Manuele Matera
Psicologo Psicoterapeuta
Tel. 347 7594948
manuele.matera@gmail.com


Dott.ssa Chiara Giustini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel. 329 7237166
chiara.giustini@gmail.com

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Ho una figlia dislessica

"Buonasera vorrei porvi una domanda, ho una figlia, attualmente ha 14 anni, all'età di sei anni abbiamo diagnosticato la dislessia, fatto analisi e tutto quanto si potesse fare al livello medico, per lei abbiamo soltanto fatto logopedia per tre anni e una maestra il pomeriggio che potesse seguirla nei compiti. Questo fino alla seconda media. in terza media ha voluto fare da sola, i professori l'hanno aiutata ma a scuola non è brillante e sopratutto non ha molta voglia di fare. Ed è questo che non capisco se il deficit la stanca a tal punto da non voler studiare oppure è proprio lei. E' una ragazza intelligente, sveglia, cosa posso fare di più per lei? cosa mi consigliate? ha superato la disgrafia, ma la discalculia è un grosso problema"

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